INTERVISTE / CHIAMATI A CRESCERE GLI UOMINI DI DOMANI, NON SOLO GIOVANI CALCIATORI

16 Giugno 2017
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Il tecnico Andrea Genta è educatore prima ancora di “tecnico” e i risultati dei suoi Giovanissimi fascia B confermano come non contino soltanto tecnica e tattica, ma anche la maturità con cui si affrontano le gare e, in generale, la vita

La sua “deformazione professionale” lo porta spesso a essere non solo un tecnico molto preparato, ma anche e soprattutto un educatore. La sua attenzione alla vita dei ragazzi a 360°, e non solo durante gli allenamenti o sul campo, lo rende un protagonista speciale nel processo di crescita dei “suoi” calciatori.

Andrea Genta, 36 anni, insegnante alla scuola professionale “Apro” di Alba, incarna perfettamente lo spirito della società giallonera: focalizzare l’attenzione sui calciatori, dare loro gli strumenti per distinguersi sul campo, certo, ma anche per diventare “grandi”, maturi.

«Da sempre curo molto l’aspetto psicologico, mi piace parlare con i ragazzi, essere informato sul loro rendimento scolastico, su quello che vivono al dì là del calcio: l’ho fatto nei due anni alla guida dei 2001, ho provato a fare la stessa cosa quest’anno, con i Giovanissimi classe 2003. Noi allenatori abbiamo la fortuna e la responsabilità di “incontrare” questi ragazzi in un momento cruciale della loro vita, in cui devono iniziare a essere indipendenti e maturi».

Che cosa significa?
«Significa che è importante lo schema, il passaggio, l’apprendimento tecnico tattico, ma soprattutto è importante che, attraverso il calcio, si responsabilizzino: arrivando puntuali agli allenamenti, preparando il borsone senza l’aiuto dei genitori, etc…Piccoli passi che, se “acquisiti”, permettono ai ragazzi di crescere come persone e, di conseguenza, li aiutano ad accettare con maggiore maturità decisioni arbitrali magari discutibili, oppure la panchina».

È orgoglioso del suo gruppo “di ragazzi”, prima ancora che “di calciatori”, anche se il campo ha raccontato un’ottima stagione.
«Abbiamo conquistato con tranquillità il primo obiettivo, l’accesso alla fase regionale, superando tutte le avversarie escluso il Bra, nonostante la squadra abbia dominato lo scontro diretto per tre quarti di gara, prima di “patire” la miglior condizione fisica dell’avversario. E anche il girone regionale ci ha regalato buone soddisfazioni, abbiamo scelto di dare spazio a tutti i ragazzi, e forse questo ci è costato qualcosa sotto il profilo dei risultati, ma tutti sono cresciuti e migliorati dal punto di vista sia tecnico, sia tattico».

Quali sono stati i momenti più significativi di questa seconda fase?
«C’erano, innanzitutto, tre squadre alla nostra portata, le altre erano tutte più attrezzate dal punto di vista fisico: la vittoria in casa del Centallo, in cui ho effettuato tutti e sette i cambi, è stata la prova della crescita dell’intero gruppo. La pesante sconfitta con il Cuneo non ci ha demoralizzato e, nonostante il divario e gli infortuni di quel periodo, abbiamo provato a giocare la palla fino all’ultimo secondo. E poi la trasferta con il Pozzomaina, gara persa all’ultimo secondo per una dubbia decisione arbitrale che, proprio per il discorso di cui sopra, i ragazzi hanno comunque accettato serenamente».

La squadra, quindi, ha incontrato i campioni e i vice campioni regionali, mantenendo con entrambi la propria identità. Si riparte da qui in vista della prossima stagione?
«Sono stato confermato su questa panchina per concludere il biennio proprio come ho fatto con i 2001. L’obiettivo è quello di continuare a crescere e, magari con un po’ di fortuna, raccogliere qualche risultato in più. L’accesso alla fase regionale è l’obiettivo base, speriamo di farci trovare pronti e di riuscire a giocarcela con tutti».

Che cosa fa la differenza in una società come Area Calcio?
«Le ambizioni e l’organizzazione societaria, guardiamo sempre ai migliori: è la prima volta che mi trovo a lavorare in una società in cui tutti hanno gli stessi obiettivi, gli stessi metodi di allenamento, la stessa “impostazione”. E molto del merito è di Chicco Lombardi, la sua impronta tecnica ha garantito una crescita notevole di tutto il “movimento”: lo scorso anno ho ereditato proprio da lui il gruppo dei 2003, un incarico difficile, una grande responsabilità. Ho provato a dare continuità al suo lavoro ed ero orgoglioso tutte le volte che lui si presentava in campo durante i nostri allenamenti. Io ho cercato di intervenire principalmente sull’aspetto del gruppo, dove sono più “forte”, e credo che la somma delle due componenti sia stata vincente e preziosa per i ragazzi».

Solo i migliori professori sanno di avere sempre qualcosa da imparare. E Andrea Genta ne è la “prova” più bella e concreta.

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